In uscita UN ANNO E A CAPO Galaad Edizioni

copertina

Ci risiamo, il vizio di scrivere… E di pubblicare. Ma questi sono accordi passati: la promessa è quella di alleggerire, nell’immente futuro, i lettori – e le pagine bianche, gli alberi, la carta, gli scaffali delle librerie, ma soprattutto la santa verginità delle parole – dal peso del mio nome. Considerato che, ad ogni modo, il danno è fatto, sta per uscire un libro forte e strano, uno di quelli inclassificabili, uno di quelli invendibili (speriamo, per l’editore, il contrario!), uno di quelli, insomma, alla “Federica”. Il suo titolo è Un anno e a capo, ha in copertina la foto di uno dei migliori fotografi abruzzesi, Bruno Imbastaro, e in coda una aristocratico-commovente postfazione del grande Simone Gambacorta. Soprattutto, sarà pubblicata da una casa editrice piccolo-meravigliosa, la Galaad Edizioni, e ho detto tutto. 

Il libro ripercorre un anno strano, doloroso e felice insieme, quell’anno della vita d’ognuno in cui solitamente siamo soliti dire che “cambia tutto”. E’ una specie di diario, sicuramente, ma anche una specie di ammutinamento dalla forma diaristica, che va contro i calendari, rovesciando il tempo, un non-tempo fatto di aforismi rovinati, amori di traverso, malattie, ricordi, libri, animaletti, pianto e visione. Insomma, non lo so spiegare bene, ma posso riportarvi la nota che ho scritto in apertura del testo:

«Quanto dura un anno? Trecentosessantacinque giorni, secondo il calendario gregoriano, ma un’eternità o un istante secondo coloro che, a un certo punto della loro vita, sono costretti a scendere dai calendari. Chi scrive è una di loro. A costringerla sono stati un grande amore, una malattia, un addio, una manciata di poesie, un compleanno e un libro. Il libro si intitola Il trentesimo anno, raccolta di racconti in cui per la prima volta la sua autrice, la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, sperimenta la prosa. Lo fa in modo non solo stilisticamente folgorante, ma anche, dal punto di vista letterario, vero, inquieto, assoluto. Tutti i suoi racconti cercano sia di interrogare sia di rispondere a un’età intesa come particolare soglia, varcata la quale il tempo perde la cognizione di chi lo vive, muovendolo verso lo smarrimento di se stesso, nella disarmata impresa di durare, finalmente semplice cosa tra le cose, umile essere tra gli esseri. Dopo aver dedicato a tale questione un’opera in versi (Federica D’Amato, Avere trent’anni, Ianieri Edizioni, 2013, Pescara), ho cercato di capire quotidianamente come la durata si manifestasse in ogni singolo giorno del trentesimo anno all’interno del calendario gregoriano. E così, proprio dalla data del mio trentesimo genetliaco, il 2 giugno 2014, ho iniziato a scrivere, non un diario ma una traccia al giorno, sotto le forme più diverse e istintive: riflessive, saggistiche, poetiche, aforistiche… E’ continuata così fino al quando il countdown era finito: il 2 giugno 2015 ero entrata pienamente nel regno dei trent’anni, con una consapevolezza che solo scrivendo, e quindi ricordando, potei fare mia: i giorni del calendario andavano avanti mentre quelli della mia vita tornavano indietro.

Il grande amore, la malattia, l’addio e la manciata di poesie sono contenute tutte in questo cammino, che mentre sembra andare a capo per aprirsi a un nuovo orizzonte, in realtà non fa altro che ritornare lì dove la scelta d’incamminarsi ha avuto inizio. Perché è questo che facciamo incedendo nel tempo, tra l’inganno dei calendari e la verità dei momenti: risaliamo la corrente per morire nel luogo e nel momento in cui siamo venuti al mondo.

Questo libro è dedicato a tutti coloro che, dall’origine della loro vita, non sono mai tornati indietro.»

E, a seguire, qualche passo dei 365 “versetti” che compongono Un anno e a capo

356: La natura non tollera metafore perché le ge­nera.

355: Anche se abbiamo dimenticato il nostro amore, lui non potrà mai dimenticare noi.

354: Le immagini nascono per testimoniare l’as­senza.

353: Il mondo dei bambini è un verbo in continuum.

352: È quando ti lasci amare da te stesso che ricordi dov’è Dio.

351: Federer sa che a un certo punto anche vincere diventa inutile. Ecco dunque in cosa consiste la perfezione: sapere che essa è inutile, almeno per chi ha avuto il privilegio di ridefinirne il significato. La perfezione è inutile, conta sempre e comunque ciò che viene appena dopo. Appena dopo la vittoria, appena dopo il trofeo, appena dopo il colpo della racchetta sulla pallina. Quel dopo a cui tendiamo, ma che non potremo mai controllare. Federer, inconsapevolmente, sa tutto questo e incarnandolo lo semina nel mondo. Sorridendo, come il dio che non ricorda l’uomo che diventerà.

347: Le donne istupidite dalla propria bellezza vengono superate solo da quelle incattivite dalla propria bruttezza.

346: La regola aurea di qualsiasi tipo di narrazione (poetica, prosastica) è quella di tacere narrando. Così, come il silenzio va detto col silenzio, la poesia con la poesia, la prosa con la prosa, e l’addio con il fatto di non vedersi mai più.

345

Nessuna esegesi potrà mai spiegare l’opera di Giorgio Manganelli, meglio di quanto abbia fatto quel suo semplice cadere tra le braccia di Alda Merini.

324: La presenza del silenzio come lievito della parola.

323: Ogni foglia è una cattedrale. Dio dei venti, dio occidentale.

322: Non sono né una letterata, né una scrittrice o tantomeno un poeta, e semmai ho creduto di essere o di valere anche solo una di queste maschere, l’ho fatto per paura della vita. Sono un pomeriggio di quando avevo sei anni, una foglia di gelsomino. Sono Liolà, e come Ciaula piango ogni volta che vedo la luna.

Pesce d’aprile classe 1924

Pesce d’aprile classe 1924*

[…]

Oggi invece mi imbarcherei

col peschereccio delle 4

senza dirlo a nessuno

o forse no, dirlo a modo mio

a Mario, pesce d’aprile

classe 1924

molti anni prima

di diventare mio nonno.

 

Porterei un sacco di noci

le calze di lana un quaderno

tre matite di ciliegio la fine

dell’acqua il sapone delle rose

il seme e il fazzoletto di lino

il coltellino il fermaglio

e un amore.

 

Un amore da annodare al vento,

al mattino delle vele

quando chiudono le onde

alle sirene tutte le partenze.

 

Da annodare al tuo ritorno.

 

*inedito tratto dalla sezione Autunnale in A imitazione dell’acqua, in uscita a settembre 2017 per Nottetempo edizioni.

Requiem per un’ombra, di Laura Toffanello e Mario Pistacchio: VIETATO NON LEGGERLO

cover

Tra le numerose notizie belle di questa primavera anticipata, ce n’è una che mi ha fatto vibrare d’allegria più delle altre: la pubblicazione dell’ultimo libro di Laura Toffanello e Mario Pistacchio, un miracoloso duo di scrittori che,  già nel 2014, con L’estate del cane bambino (il loro “esordio”), mi fece accogliere, amare e superare il tema dell’infanzia, da sempre mia ossessione di ricerca esistenziale e letteraria. Requiem per un’ombra, questo il titolo dell’opera da ieri in tutte le librerie grazie alle Edizioni 66thand2nd (editore che amo, ma questa è un’altra storia). Ho il Requiem tra le mani, non ancora ho avuto il tempo “pacificato” – indispensabile per leggere con attenzione (weiliana) – di iniziarne con gli occhi l’avventura.

toffanello_pistacchio-624x468Ho il tremendo sospetto che mi piacerà, e non perché adoro Laura e Mario, ma semplicemente perché so con precisione scientifica che Laura e Mario, quando scrivono, mandano a memoria se stessi, e questo somigliare della scrittura alla propria vita, è l’unica forma di letteratura che io ritengo tale, l’unica che riesco a capire, l’unica alla quale riesco a restare fedele. Bandisco, da tale affermazione, qualsiasi intento critico e relativo disaccordo: le storie che si aprono alla preghiera del linguaggio rifuggono tutte le pesantezze intellettuali, sono come le corse dei bambini all’uscita di scuola. 

E Mario e Laura sono storie, non persone: è questo che li rende scrittori, ma soprattutto è questo che li rende profondamente, e in modo commovente, umani.

In bocca al lupo per questa nuova avventura, cagnolini miei.

Maggiori informazioni sul libro le trovate QUI

 

Raimundus Christianus Arabicus – La mostra a Roma, con letture del Libro dell’amico e dell’amato

Locandina Roma Lullo

Da mercoledì 22 febbraio 2017 la cripta della Basilica di Sant’Antonio in via Merulana, 124, ospiterà l’esposizione Raimundus, Christianus Arabicus: Raimondo Lullo e l’incontro fra culture, organizzata dalla Pontificia Università Antonianum in collaborazione con l’Instituto Europeo del Mediterráneo e Sapienza Università di Roma, con il supporto dell’Instituto Cervantes e il patrocinio della Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale. L’esposizione, allestita in occasione del 7º centenario della morte di Raimondo Lullo, ripercorre la vita e l’opera del pensatore maiorchino, con l’intento di porne in evidenza la capacità di dialogo interculturale con il mondo musulmano, in un’epoca in cui il Mediterraneo era spazio tanto di conflitti quanto di scambi commerciali. La mostra sarà accessibile al pubblico dal 22 febbraio al aprile 2017, dal lunedì al giovedì e alladomenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00.

Lunedì 20 marzo, dalle ore 18:00, all’interno di questa meravigliosa e importante mostra, sarà mia cura e mio onore tenere una lettura pubblica, in cui commenterò Il Libro dell’amico e dell’amato, di Raimondo Lullo, da me curato e tradotto nell’ultima edizione italiana per le edizioni Qiqajon. Un ringraziamento speciale va alla studiosa e professoressa Sara Muzzi , grande studiosa del pensiero lulliano,per aver permesso questo speciale incontro. Maggiori informazioni in locandina.

Lettere al Padre: meravigliosa recensione su Mangialibri

Meravigliosa la recensione che Luca Lampariello dedica al mio Lettere al Padre. Preghiera in forma di lettera (Ianieri Edizioni) sulle pagine virtuali del noto portale Mangialibri. Fossero tutte così le recensioni…

Buona lettura!

«Due voci si colgono, raccolte, in un dialogo tra singoli percorsi: indagine del sovrannaturale quotidiano, la “naturale quotidianità del sovrannaturale”. Nell’incontro, una benedizione laica “non immune da caduta”. Due scritture si manifestano attraverso parole che sorgono nelle pause tra i silenzi, tra “la mano che raccoglie i capelli e il vento che la scioglie”, tra un attimo di Tempo attraversato, di vita percepita come un’onda chiara e travolgente, poi tornata giù: due colloquianti nel commento dell’antica preghiera: Padre nostro…» continua la lettura QUI

Il libro dell’amico e dell’amato su Radio in Blu commentato da Sergio Valzania

Nella puntata del 4 marzo dell’interessantissimo programma “La biblioteca di Gerusalemme” in onda su Radio in Blu, il giornalista e storico Sergio Valazania parla del Libro dell’amico e dell’amato di Raimondo Lullo (Qiqajon Edizioni). Cliccando sul file che segue, al minuto 16 troverete Lullo, buon ascolto!

Sergio Valzania conduce una nuova puntata de “La Biblioteca di Gerusalemme” – Podcast del 4 marzo 2017

 

 

Lettere al padre a Giulianova domenica 5 marzo con Luca Magitti

Domenica 5 marzo 2017 ORE 21,30

presso il Circolo virtuoso il nome della Rosa presentazione del libro:

ROMANZO EPISTOLARE

“LETTERE AL PADRE”

Preghiera in forma di lettera

Incontro con: Federica D’AMATO

A cura di: Luca MAGGITTI

Tredici lettere di commento alla preghiera cristiana del Padre Nostro, scegliendo come interlocutore Comitò. Federica e Comitò si scrivono, ma l’inchiostro dell’interlocutore si sbianca, fino a cancellarsi, e restano solo le parole di Federica.

Qui l’autrice non tergiversa attorno a un cristianesimo di comodo, anzi la sua prosa fortemente evocativa non lesina tensione tragica, dubbi e angosce, ma zampilla parole per qualcosa che vuole prendere voce: una brama d’amore decisa a trovare la lingua dell’amore. Federica D’Amato torna con coraggio a pregare il Padre ontologico e il padre storico, perché la preghiera lacera l’uniformità e l’opacità del visibile, strappa il mondo a se stesso, lo costringe a disgiungersi, lasciando rifiorire l’essere profondo delle cose. 

Io voglio parlare con te per stare vicino a tutti: d’altronde, lo sappiamo, si scrive si parla, in assenza, solo per questo. Ma voglio che qui accada l’ottavo giorno, quello in cui la colomba poggia il capo nelle mani del santo, il giorno in cui il padre torna tra le braccia del figlio, nella sua volontà. 

 

Sabato 4 marzo al Centro Europeo di Studi Rossettiani, Vasto, presentazione di Lettere al Padre

Sabato 4 marzo, Casa Rossetti – Centro Europeo di Studi Rossettiani, Vasto, alle ore 18

Presentazione del libro Lettere al Padre. Preghiera in forma di lettera di Federica D’Amato (Ianieri, 2016).

Dopo i successi di “La dolorosa” (2008), “Lettere a Comitò” (2011) e “Avere trent’anni” (Finalista Premio Frascati, 2013), Federica d’Amato torna in Libreria con “Lettere al Padre. Preghiera in forma di lettera” (Ianieri, 2016). Un libro intenso che parla a chi si pone alla ricerca di Dio, di chi ha il coraggio di abbandonare il Limbo delle proprie indecisioni per tentare lo slancio verso il non finito. L’autrice, scegliendo come interlocutore Comitò, affida a tredici lettere di commento al Padre nostro cristiano il suo desiderio di Amore. E come in un dialogo che sfuma restano i colloqui dell’autrice con se stessa, il bisogno di risposte di “chi resta al di fuori del prodigio a testimoniarne lo splendore”, di chi tenta di raccogliere l’invito di Dio alla “vigilia di sé di contro alla tentazione del mondo di non voler diventare niente, credendo di potere, nel tempo, diventare ogni cosa”. Il Centro Europeo di Studi Rossettiani avrà l’onore di ospitare l’autrice e presentare il suo ultimo libro Sabato, 4 marzo alle ore 18,00 presso il Centro Europeo di Studi Rossettiani (Sala Pompeo Giannantonio). Dialogherà con l’autrice Mirko Menna.

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Su Avvenire del 16 febbraio 2017 “Lettere al Padre”, Ianieri Edizioni

Grazie all’attenzione vigile e delicata che Alessandro Zaccuri, uno dei più valenti critici letterari e scrittori italiani, ha riservato al mio Lettere al Padre (Ianieri Edizioni, 2017) nella pagina culturale del quotidiano Avvenire del 16 febbraio 2017, all’interno di una più ampia panoramica sul fenomeno editoriale dei “piccoli libri”.

AVVENIRE_16-02-2017

Profonde e amiche le parole che Paoli Risi dedica al mio ultimo libro Lettere al Padre. Preghiera in forma di lettera (Ianieri Edizioni), parole che informano la sua bella recensione apparsa nei giorni scorsi sul sito Zest Letteratura Sostenibile, che non finirò mai di ringraziare per l’attenzione e la cura con cui seguono il mio lavoro.

«[…] Forse il bene da elargire non è altro che una chiave dentro di noi girata direttamente da Dio?

Noi che siamo soltanto capaci di pregare, constata Federica D’Amato, e da questa riflessione – una delle possibili – avvia un dialogo a distanza con un amico il cui nome è Comitò: “Fu così che, un po’ per commozione e un po’ per incoscienza, ognuno per suo conto ma in dialogo, iniziammo a pregare il Padre nostro […] perché dal fondo di quei giorni qualcosa, o qualcuno, mi curava, perché quel Padre, sin dall’infanzia, più lo chiamavo e più mancava. Iniziammo così, a scriverci delle lettere a commento dell’antica preghiera: l’unico segno di realtà che egli nella mia vita abbia lasciato” […]»

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