L’AZZURRO MARIO LUZI

C’è un piccolo libro azzurro, fermo alle porte della notte per aprirne meglio le promesse. Un libro di poesie che fa parte della prestigiosa collana Acumina, il collettore del mondo, delle Edizioni Noubs: 1200 copie numerate e poi basta, poi il buio, ma attraverso una rincorsa di “aculei luminosi”. Lo hanno raccolto insieme Mario Luzi e Massimo Pamio nel ’95, un’essenziale summa della ricerca poetica luziana nella quale vibra tematica, dominante la ricerca dell’origine. Perché è forse questo andare incontro alla nostre date, ai giochi, alle strade, i fili d’erba,”la prima opaca stella”, la vittoria, “la bianca verità indolente”, l’entrata nel dolore dell’infanzia – forse questo preparare l’incontro con l’infanzia, ovvero l’enigma, l’anima che ci ha preceduti, è la poesia. O altro? O quel “dove non eri quanta pace?”: assenza, abbandono, barbarie del vuoto che viviamo: un novenario che ti spalanca le porte della notte e tu inizi a correre indietro, verso di te, verso il “volto / che riluceva nel buio delle fonti” e un dio ti parla, è lui, sei tu, siamo noi che restiamo svegli in una poesia ad aspettarci. A riconoscerci.

Dove non eri quanta pace: il cielo
fra gli alberi estuosi raccoglieva
la bianca offerta delle strade, un volto
riluceva nel buio delle fonti,
la midolla di miele
temperava l’angoscia dei passanti
e la beltà brillava,
spariva suddivisa tra le vie
lampanti nel silenzio ventilato.
Né memoria, né immagine, né sogno.
Il volto dell’assente era una spera
specchiata dalla prima opaca stella
e neppure eri in lei, eri caduta

fuori dell’esistenza;
il candore affliggeva i crocevia
e non era la sera,
era la bianca verità indolente
in fondo al mio tumulto, impercepita.

Mario Luzi, Da Quaderno gotico, poi da Poesie scelte, Mario Luzi, a cura di Massimo Pamio, Noubs, Chieti, 1995

federica d’amato

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