“A UNA FORMA SORELLA”, di Giovanna Bemporad

Bisogna commuoversi continuamente. Senza che una scomposizione disgrazi la deità che la commozione chiude, dentro di noi, quel quieto riposare il sentimento del mondo. Composti almeno fino a quando non giunge lei, la forma sorella, il miracolo del sangue doppiato in un sembiante che muove dalle nostre stesse date. O da lei, la metafora che ci aiuta ancora a vivere nei radi momenti perfetti in cui nemmeno il sangue eguaglia la vera presenza d’una poesia.

A una forma sorella (da una stampa cinese)

Non si svela il mio astro che alle risa

dei tuoi occhi, azalea, forma sorella

splendente come giada, che ti specchi

nel ruscello di seta e il piede esiguo

come conchiglia d’ostrica vi immergi.

La gioia m’incorona, o il mio pensiero

sopra il filo translucido dei sogni

si distende e s’allevia come un cirro

se coi draghi di bronzo e i liocorni

dei tuoi capelli scherzo un po’ sdegnosa?

Strofina il fianco contro la tua spalla

la mia sete d’amore: grande bestia

che si allunga sul tuo collo e accarezza

la tua guancia con cadenza di sonno

con la marea della notte negli occhi.

Giovanna Bemporad, tratto da Esercizi vecchi&nuovi, Luca Sossella editore, 2011

 

federica d’amato

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