Lettera a Comitò

 

Caro Comitò,

ti scrivo dal mare.

Ogni giorno cresce come un’armonia che sino a sera svagata mi accompagna.

Sono certo di star bene: partire è il destino degli eroi ed un eroe ora ti sta scrivendo dalla prua di luoghi risaputi, in cui il blu è una bonaccia che splende nel pensiero, anzi è l’immagine, la forma stessa del pensiero. Certo mi scava in petto questa bellezza, la sua dolcezza che calma e periodica imperturbata passa, incerta ritorna sulla pellicola commossa del mio sguardo che non sa più guardare. Certo uomini eretti a sua immagine e dissomiglianza, più duri e rassegnati, come complici sereni di quella ferrea legge che è l’abnegazione o il tempo, son qui vissuti soffrendo, contemplando, amando la verità delle ore solitarie, quando nella tempia inverdisce quieto l’oleandro; ma io son venuto dopo, nato nel peccato e cresciuto nella dimenticanza, io vengo senza discernimento o fede a portare a termine quel compito che a tutti noi assegnano dacché veniamo al mondo, ed è quello di morire. Morire sul mare, morire su di un treno, morire in un roseto: quale differenza? Morire si muore tutti i giorni e dopo viene il canto, il rapimento della voce che futura ogni docile speranza caduta nel presente. Che differenza fa, Comitò? Il problema è che io so, ma non riesco a dirlo. È uno strazio dello spirito quest’assenza bloccata tra il linguaggio e la semenza cesellata della mente.

Il tempo ha spezzato parti di me che guidavano il passato verso il compimento del domani, così ora io mi ritrovo condotto da parti lacerate ad esistere in un puro accadere di momenti senza bandiera o destino, scoordinato finalmente agli orologi e alle loro conseguenze, perdendo e di nuovo perdendo felice la colpa di essere stato ieri un compagno che oggi non saprei più riconoscere.

Un eroe in vacanza?

Forse, forse Comitò sono questo e nient’altro che un anonimo volto sulla pagina del mare, ma tu dimentica millenni di conquiste e perdona la sosta dell’uomo spirituale seduto tra il bianco e il nero di una parola impronunciabile, riflesso in uno stagno che io, lo sciocco, per te per te ho voluto chiamare mare, e l’ho fatto solo per amore.

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

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