Con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi

Valentina Di Cesare, docente di italiano, scrittrice e studiosa di fatti caproniani, mi ha intervistato sulla tragicomica dell’“Avere trent’anni” (Ianieri Edizioni), articolo pubblicato il 26 gennaio sulle pagine dell’Unidici.

Intervista da leggere qui.

A seguire un breve estratto:

“[…] 5 – “Avere trent’anni” è la tua terza raccolta poetica, edita da Ianieri nel 2013. Si tratta di una sorta di steccato oltre il quale ti incammini, lasciandoti alle spalle un periodo preciso della tua esistenza. Ti va di parlarcene?

Non è propriamente così, sebbene sia anche così. E’ un poemetto spezzato sul principio dell’infanzia, favoloso non-tempo dell’esistenza d’ognuno che inizia ad appartenerci proprio quando irrimediabilmente il tempo ci conduce al varco del suo esaurimento. Vedi, Valentina, vi sono questioni – sostanze le ha chiamate Sereni – di cui entriamo in possesso solo nel momento in cui esse vanno perdute: è da quel momento che si è in grado di agirle, nella vita di tutti i giorni, di dargli un senso, con grande dolore certo, ma anche con l’autentica accettazione del proprio destino. Insomma, il problema è che a trent’anni inizi a sentire nel sangue che, prima o poi, morirai anche tu.”

 

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