Per amore, di Robert Creeley. Una traduzione.

For Love

by Robert Creeley

Inedito in Italia

Traduzione di Federica D’Amato

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[Robert Creeley, “For Love” from Selected Poems of Robert Creeley. Copyright © 1991 by the Regents of the University of California]

*

Per Amore

per Bobbie

Ieri volevo

parlarne, quella intuizione sopra

ogni altra cosa per me

importante perché tutto

quel che conosco deriva

da ciò che mi ha insegnato.

Oggi, cosa c’è

infine di più indifeso

diverso, che dispera del suo

esserci, vuole

andare lontano, infinitamente

spirare lontano.

Se la luna non…

no, se tu non lo fai

non lo farei neanch’io, ma

che cosa non dovrei

fare, quale cautela quale

cosa così velocemente interrotta.

Questo è amore ieri

o domani, non

oggi. Posso mangiare

quello che mi dai. Non

l’ho guadagnato. Devo

pensare a tutto

come guadagnato. Ora anche l’amore

diventa una ricompensa così

remota da me che ho

creduto solo nella mia mente.

Qui è tedio,

disperazione, un doloroso

senso di isolamento e

stravagante se pomposo

compiacimento di sé. Ma quella immagine

è solo della mente

vaga struttura, vaga per me

perché mi appartiene.

Amore, cosa penso

di dire. Non posso dirlo.

Cosa ti ho fatto diventare per chiederlo,

cosa ti ho fatto, dentro,

compagno, buona compagnia,

gambe incrociate con sottana, o

morbido corpo sotto

le spine del letto.

Nessuno che dica qualsiasi cosa

ma solo ciò che desidera

si sarebbe potuto avverare, paure

di cose che potrebbero accadere

 

in qualche altro luogo, altro

tempo che non sia questo.

Una voce al mio posto, una

eco di quella solo nella tua.

Lasciami cadere non

nella confessione ma

nell’ossessione che inizio

ora. Per te

anche (anche)

in qualche tempo oltreluogo, o

luogo al di là del tempo, nessuna

inquieta ragione di

dire qualsiasi cosa,

viso in dileguo, ora.

In compagnia dell’amore

tutto ritorna.

 

*

for Bobbie

Yesterday I wanted to

speak of it, that sense above

the others to me

important because all

that I know derives

from what it teaches me.

Today, what is it that

is finally so helpless,

different, despairs of its own

statement, wants to

turn away, endlessly

to turn away.

If the moon did not …

no, if you did not

I wouldn’t either, but

what would I not

do, what prevention, what

thing so quickly stopped.

That is love yesterday

or tomorrow, not

now. Can I eat

what you give me. I

have not earned it. Must

I think of everything

as earned. Now love also

becomes a reward so

remote from me I have

only made it with my mind.

Here is tedium,

despair, a painful

sense of isolation and

whimsical if pompous

self-regard. But that image

is only of the mind’s

vague structure, vague to me

because it is my own.

Love, what do I think

to say. I cannot say it.

What have you become to ask,

what have I made you into,

companion, good company,

crossed legs with skirt, or

soft body under

the bones of the bed.

Nothing says anything

but that which it wishes

would come true, fears

what else might happen in

some other place, some

other time not this one.

A voice in my place, an

echo of that only in yours.

Let me stumble into

not the confession but

the obsession I begin with

now. For you

also (also)

some time beyond place, or

place beyond time, no

mind left to

say anything at all,

that face gone, now.

Into the company of love

it all returns.

traduzione di Federica D’Amato

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

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