Il destino – Maria Luisa Spaziani

È proprio vero che non andrebbe fatta mai la conoscenza dei poeti, ma di questi solo di alcuni prenderne in carico quell’esserci che non si capisce mai da dove viene, se dal loro scrivere o dal loro ostinato morire. Così trovo sempre abbastanza imbarazzanti i ricordi che si scrivono appena muoiono, i poeti, come se quelli di qui “che restano” abbiano mai avuto veramente il modo e soprattutto l’intuizione di conoscerne l’imprendibile, mercuriale allegrezza, come se Caproni non l’abbia scritto quanto sia difficile sapere «cos’è, nella sua essenza, una rosa». Al solito, bisognerebbe fare silenzio, sostituire nelle terze pagine dei quotidiani le poesie agli epitaffi, far parlare con onestà nient’altro che quella voce e non le nostre proiezioni di vanità, quelle che in genere attuiamo un po’ tutti quando ci è stato concesso di inciampare nel prodigio. O potremmo dare spazio al modo in cui le poesie di quel poeta hanno cambiato la nostra vita, ne hanno spremuto l’inesprimibile fino a farla diventare vera, non più oscurata dall’ombra vigile del possibile: dare spazio, insomma, a quello che è l’unico modo che abbiamo di incontrare un poeta ovvero leggendolo. Pensando a “Il destino” di Maria Luisa Spaziani, ad esempio, mi ritorna alla mente il momento esatto in cui ho capito di essere destinata al mio destino, e se l’ho capito è stato solo grazie alla lettura di tale poesia; ciò è avvenuto nonostante il poco amore nei confronti della letterata torinese, fedele io – e in modo ideale, assoluto, ancora puerile – a quella che fu di tutti la vera Imperatrice, Cristina Campo (al secolo Vittoria Guerrini), per diverso tempo ennemie par excellence della Spaziani medesima. Ma queste sono inezie, appunto puerili, che nulla potranno mai togliere o tantomeno aggiungere alla perfezione dell’incontro avuto, grazie alla volpe, con il mio destino.

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Il destino
Fu allora che il destino mi volle prendere per mano,
da questo istante, disse, la tua bianca esistenza
in me si fonde, assume una forma mai vista –
da questo istante intuisci l’infinito dei cieli.
Decifrare dei rebus è stata la tua vita,
eccoti ora la chiave, un solo sole ti illumina,
guarda di che colore si sono fatti i fiori
quando alle tue pupille io solo ho detto apritevi –
La morte è un radicale mozzafiato
ma ti è dato di scorgere il rovescio della medaglia –
ti hanno detto, bambina, che Dio è in ogni cosa
ed era un puro apologo, sinonimo di poesia –
Sei stata imprigionata in un castello di nebbie
con la mente allo stadio di pipistrello cieco –
ora cammina, alzati, ti dico. Prima di te l’ho detto
a Euridice, a Lazzaro, a ogni primavera stregata.
Maria Luisa Spaziani
da Poesie, 1954-1996

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