Marta la sarta, di Valentina Di Cesare

Una cosa che non rifarò mai più sarà quella di scrivere prefazioni ai libri degli amici: troppo amore, troppo imbarazzo, troppa ansia di oggettualizzare il proprio bene, come fanno i bambini alle elementari quando redigono il tema sulla mamma. Perché gli amici, ma quegli amici che definirei assoluti – quelli con la ci finale un po’ rumorosa– sono mamme sparse nel mondo. Come avere la pretesa a trent’anni di scrivere qualcosa di obiettivo su questa maternità diffusa? E aggiungerei anche confusa, tra l’esigenza di capire e di essere, dal lettore, capiti. Cesare Pavese, in ben altri luoghi e con altri toni, scriveva a Pierina che non si può bruciare la candela dalle due parti. In un certo senso io l’ho fatto con Marta la sarta, l’esordio narrativo di Valentina Di Cesare, una persona a me così cara che a volte per vederla meglio ho bisogno di allontanarla, proprio come si fa con le mamme. O con gli amici. L’insistenza di Valentina affinché fossi io a scrivere una breve nota di lettura a introduzione di questo testo è stata estenuante, quasi a dire “se bisogna bruciare, beh allora facciamolo insieme”. E di falò Marta ne contiene molti: falò letterari, falò spirituali, addii, la coscienza del diventare adulti e la scoperta del restare bambini, sempre, a dispetto del tempo e dei tempi; il falò, soprattutto, del dolore di quegli anni che vanno dai venti ai trenta, la cui cenere è l’iniziazione – letteraria ed esistenziale insieme – alla verità, quel capire come sia la bontà l’unico segreto alla portata di tutti. Ma il dado è tratto, la candela bruciata, l’introduzione scritta, il libro pubblicato – tra l’altro con una meravigliosa illustrazione in copertina di mia sorella, Francesca D’Amato. Ora tocca a voi dare ascolto, voce e corpo a Marta la sarta: sono certa che diverrete inseparabili amici.

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“Quando una bambina si siede alla finestra a pensare, la Via Lattea ringiovanisce, gli oceani diventano più caldi e la Primavera inizia a camminare, da qualsiasi parte si trovi, la stagione si mette in cammino. Questa bambina, mio caro lettore, è Marta la sarta e tu sei il suo autore. O meglio, tu diventerai il suo autore quando avrai un sogno, uno zio, una commissione, un cane, quando avrai sonno, o troverai un amico, un amore, un presentimento, e ancora quando avrai un comò da riparare, un giorno libero da riempire e finalmente un segreto da rivelare. Quando farai esperienza di tutte queste cose – che ora ti sembreranno banali, ma sono la vita, non lo dimenticare mai –, sentirai che Marta le farà insieme a te; avvertirai, come in sogno, che questa umile vestale dell’ascolto, uscita indenne da un caos di merletti e bottoni, sarà lì al tuo fianco, inviolata, seduta ad ascoltare il tuo singhiozzante dolore d’essere vivo e non poterlo raccontare, veramente, a nessuno. Da questo vostro fitto parlare, in silenzio, da quel tuo volere Marta come l’anima speciale alla quale somigliare, mio lettore, tu diventerai l’autore di questo radioso romanzo e con esso della tua storia, del tuo prodigo emblema da onorare”.

di Federica D’Amato

Tratto dalla nota di lettura a Marta la sarta, di Valentina Di Cesare, Tabula Fati, 2014

 

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