A Mariastella, anni dopo

Mariastella

Quali calde parole ha portato

il mattino d’Ottobre.

Mi sono svegliata e le ho sentite

fluire dall’uomo all’arcangiolo

sino al guado non del tempo

ma del canto.

Lì insinuate

risalendo la parte obliata

di un barocco splendore

di lapilli boccioli e ciocche

ti hanno convulso nel nome.

[poesia tratta da Poesie a Comitò, di Federica D’Amato, Noubs Edizioni, 2009]

*

a Mariastella, anni dopo [inedito]

Ma tu sei il piccolo lemure

dalla fronte bionda aurea

croccante di zucchero bruno

tostato al raggio dei tuoi tre anni

pestato nel mortaio di un tempo

a righe e di parole

a mano a mano lente e nuove

spente le nostre nelle tue

pentoline di dee e di caramelle.

 

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