Un impensabile amore che non duole – Poesie scelte di Giuseppe Rosato

“Il dolore dell’assenza adombra l’assente. Adesso è più penoso, ma più facile scrivere di ciò che è stato perduto, sebbene della perdita e di chi ha perso”

 Roman Jakobson

 

Poesie scelte, di Giuseppe Rosato

 

*

Si può pensare di durare in qualche

cavità della casa, in un passaggio

che costringa il ricordo a farsi spazio

nell’ingombro dei gesti avvinti

alle strettoie,

o nella luminosità

repentina di un giorno che s’apra

alla lunga gittata degli occhi

come se non risolta la sutura

del transito, inconcluso l’approdo.

O nel paesaggio di solarità

che spalanchi una neve, il suo silenzio

sonoro, come in un calco il volto

che per amore se ne illuminava.

 

*

Una memoria

Una memoria che il cuore non ha

più, ma giura che sa

che gli ritornerà.

 

Tutta la gioia che avrà all’incontro

non dice, la tiene da conto

per farsene una novità.

 

Affidarci a quel suono di treno di là

dal muro, al finito orizzonte

prima che tocchi il mare e il monte

 

e udirci parlare piano,

accorgerci che qualcosa ritorni.

 

Le corse, il morire dei giorni,

la luna sulla tua mano.

 

*

Lettera

Amo la mano che ti scrive

parole contro il buio della notte.

 

Fossi con me tu a dirle dietro i vetri

chiusi come una nera umida soglia.

 

Ricordo tutta una notte ti parlai

con un disegno rosso negli occhi.

 

Potessi scaldarti gli occhi

col fiato, scioglierti le lacrime.

 

Dormiremo sopra le mani aperte

e crederemo l’altro il nostro viso.

 

Ogni sera è un infrangersi di specchi,

quante luci del giorni vi passano.

 

Come sa una parola consolarmi

se penso che a te giunge e la ripeti.

 

Amo la mano che di me ti dice

gli occhi la notte il freddo nella bocca.

 

*

Sono troppe le cose da lasciare,

proviamo a salutarle

un po’ per volta, ogni giorno qualcuna,

così che nel tempo del commiato

– quando venga – ne sia rimasta una,

solo quell’una. Appena un poco

di rimpianto al distacco, e se la cosa

– quell’unica e sola – si sia

congiunta sempre di pena e di gioia

sarà che di stanchezza la spina

cada e dolcemente la rosa.

 

*

Ma la fine, pensare che la fine

sia invece l’inizio di una vita

di cui non sarà questa

che un pallido riverbero, il lampo breve

a fronte d’una luce senza fine.

Che ne sarà dell’ombra cercata

per farne un’ansa di respiro agli occhi,

delle buie cadute da cui trarsi

ogni volta con l’ansia disperata

di riemergere a un lume, ad una stella?

Solo luce, per sempre, e un amore

a vestirne, indistinto,

un amore di massa, un impensabile

amore che non duole.

 

Poesie tratte da La traccia di beltà (Noubs 2008) e La distanza (Book Editore, 2010).

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