La neve (di Giuseppe Rosato)

“La fata, presso la quale si ha diritto a un desiderio,

c’è per ognuno. Solo pochi però riescono a ricordarsi

il desiderio che hanno espresso; così, nel corso della loro vita,

solo pochi di accorgono che si è realizzato” 

Infanzia berlinese, Walter Benjamin

 

Dopo un intero anno eccola, oracolare, la promessa della fate: la neve. Come alla vigilia di un bacio, o di un segreto appuntamento, l’infanzia ritorna a far cadere le sue stelle, a scatenare i soldatini in salotto, a muovere le biglie sulla sabbia. Capovolgendo gli addii in ritorni, e i ritorni in pagine voltate al momento giusto.

*

Verrà la neve e avrà i tuoi occhi,
parafrasando direi, se un sentore
ne recasse l’inverno, questo
sereno stabile che invece lo delude.
Verrà la neve e avrà le tue
mani da riscaldare nella tasca,
ma il cielo è terso e non
un cirro lo fa volgere al buio
felice che presente l’evento.
Verrà la neve e avrà le sere
rosse di cielo dietro i vetri,
il silenzio tra noi, la lieve traccia
di un gesto che muova a romperlo.
Più tardi. O chi sa quando se
la neve non verrà, ma ancora
gesti e parole suggerisca il silenzio
a fingerci un inverno, ancora un altro.

 *

Mandami un po’ di neve ogni tanto,

t’avevo sussurrato, tu

già nell’assenza della tenebra.

Devi avermi sentito se l’inverno

oramai al suo limite indugia

ancora in un mattino di neve. Tutta

questa luce da quell’immane buio.

 *

Dirai nevica, nevica ripeterai

di stanza in stanza, ma guarda

come s’è messo a nevicare, o

sta nevicando, sì, nevica proprio.

Ti devi preparare, farti

trovare pronto al primo fiocco

che non uno ne sfugga

al tuo dirla e ripeterla la neve

così che sia vera come

non era più da tanto, tolta

per la sua distrazione la sua grazia

ora da risarcire, fartene

ancora per un inverno custode.

 

Poesie di Giuseppe Rosato

 

 

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