Per vivere sul taglio ci vuole coraggio – Poesie di Pierre Lepori

Mi chiedo quale mare assente abbia mai attraversato Pierre Lepori per riuscire a dare parole a questa solitudine così bianca. Bianca la pagina, bianca la strada, bianco il pane, bianca la pietra e la fronte dove i ricordi vanno ad accasarsi – dicono per poco, il tempo di morire e poi non pensarci, non amarli mai più. Avrà visto molte albe, e patito il freddo delle strade, Pierre Lepori, forse udito una musica distante e indimenticabile come una spina da portarsi in corpo, al di là del bene e del male, fitta che addiviene senza scampo nome terrestre. Un friabile pezzo di autunno che si abbandona al suo equinozio.

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*

Ricorda allora: non c’era giardino, e lei

viveva nella pena di essere viva,

chiusa e perduta nell’attesa

di un padre un viso,

tra colpi di bastone, come pietre,

in un angolo sconcio di cortile. Tuo padre non verrà,

e l’America è lontana, ci sono ragni

e scorpioni velenosi. Le case hanno tutte giardini

e i giardini bambini.

 

*

I giovani erano cose dure

la bottega e il lavatoio per le madri

un fine distacco per i padri.

 

Un panama bianco,

e i viaggi d’oltremare;

e il segreto risaputo il peccato

indicibile. Come dirlo ai bambini?

Neve, silenzio.

 

Ma il tacere

è affaticato dal volere tacere.

La tavola è imbandita con perizia

ma non basta,

un’ombra cala ad ogni riso di fanciullo.

Figlio bastardo

di parole.

 

*

In una nebbia a banchi,

a strati sovrapposti – che si taglia col coltello –

che dilava gli oggetti dentro il bianco

umido in cui trovare pace,

il bambino cammina.

 

Il verde attraversa fatto più verde dello sterpeto,

scendendo fino al limite del bosco,

fino ad appartenere al mondo opaco,

fino a perdersi nel  bosco,

tra bordure di nocciolo

abbandonandosi.

 

*

VII

A chi dice «no», come sciabola

arriva in piena fronte un gelo di morte

e un rumore assordante di vergogna,

chi resta solo è il coltello

e per vivere sul taglio ci vuole

coraggio

 

o forse soltanto dolore.

 

*

È un gioco di specchi questa fitta improvvisa alla coscia:

la ribellione delle fibre,

tramontana che strema

e la pianura del cuore,

inaridita,

spaccata in più punti,

non sa più come accogliere.

 

Eppure è proprio questo che anela

essere accoglimento,

seme nero ma splendido

nella propria volontà.

 

Come un riccio che cede all’autunno,

si abbandona.

 

*

Ci si esilia soltanto da se stessi

e un dolore privato è poca cosa.

Solo, gridare dentro non è

gridare per tutti.

 

Ma se vivere ha un senso

sfilare con la rabbia sotto le finestre

del disprezzo passato

sarà un modo per dire

«noi», «noi tutti».

 

Poesie tratte da Qualunque sia il nome, di Pierre Lepori, Casagrande, 2003

 

*

Ma non c’è

nessuna guerra da raccontare,

tutto succede altrove,

povera cosa lasciata per terra

nel soliloquio degli inverni:

non è certo il dolore ereditato

che darò vita al brulicare del mondo.

 

Taci, adesso, ascolta questa pazienza,

crepita appena, devi tendere l’orecchio.

 

Poesia tratta da Strade bianche, di Pierre Lepori, Interlinea, 2013

 

 

 

 

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