L’iris selvaggio – Louise Glück in una traduzione di Antonio Bux

Oggi, per Effeffedi, il poeta Antonio Bux fa un piccolo esperimento di traduzione, “usando” una poesia di Louise Elisabeth Glück, The Wild Iris, tratta dall’omonimo volume edito in Italia da Giano Editore nel 2003, a cura di Massimo Bagicalupo. Antonio traduce L’iris in italiano dalla versione spagnola di Eduardo Chirinos, a sua volta tratto dall’originale in lingua inglese. L’idea è quella che soggiace ad un altro, noto esperimento, quello montaliano di Poesia travestita (a cura di Maria Corti e Maria Antonietta Terzoli, Interlinea).

*

“L’iris selvaggio” di Louise Elisabeth Glück
versione di Antonio Bux

Alla fine della sofferenza
mi aspettava una porta.
Ascoltami bene: ciò che chiami morte
me lo ricordo.
Là in alto, rumori, rami di un pino vacillante.
E poi niente. Il sole debole
tremare sulla superficie secca.
Terribile sopravvivere
come coscienza,
sepolta nella terra nera.
Dopo, tutto finisce: ciò che temevi, 
essere un’anima e non poter parlare,
cessa brutalmente. La terra rigida 
s’inclina un poco, quelli che credesti uccelli
cadono come frecce tra alberi bassi.
Tu che non ricordi
il passo di un altro mondo, ti dico
potrebbe tornare a dire: ciò che torna
dall’oblio torna
per incontrare una voce:
dal centro della mia vita sgorga
una fonte fresca, ombre azzurre
profonde, in celeste acquamarina.

*

El iris salvaje (versión de Eduardo Chirinos) 

Al final del sufrimiento
me esperaba una puerta.

Escúchame bien: lo que llamas muerte
lo recuerdo.

Allá arriba, ruidos, ramas de un pino vacilante.
Y luego nada. El débil sol
temblando sobre la seca superficie.

Terrible sobrevivir
como conciencia,
sepultada en tierra oscura.

Luego todo se acaba: aquello que temías,
ser un alma y no poder hablar,
termina abruptamente. La tierra rígida
se inclina un poco, y lo que tomé por aves
se hunde como flechas en bajos arbustos.

Tú que no recuerdas
el paso de otro mundo, te digo
podría volver a hablar: lo que vuelve
del olvido vuelve
para encontrar una voz:
del centro de mi vida brotó
un fresco manantial, sombras azules
y profundas en celeste aguamarina.

*

The Wild Iris
Louise Elisabeth Glück

At the end of my suffering
there was a door.
Hear me out: that which you call death
I remember.
Overhead, noises, branches of the pine shifting.
Then nothing. The weak sun
flickered over the dry surface.
It is terrible to survive
as consciousness
buried in the dark earth.
Then it was over: that which you fear, being
a soul and unable
to speak, ending abruptly, the stiff earth
bending a little. And what I took to be
birds darting in low shrubs.
You who do not remember
passage from the other world
I tell you I could speak again: whatever
returns from oblivion returns
to find a voice:
from the center of my life came
a great fountain, deep blue
shadows on azure seawater.

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