Trent’anni di Saturno – “Avere trent’anni” letto da Luca Vaglio

Luca Vaglio* fa una lettura di Avere trent’anni (Ianieri Edizioni), preparatoria l’incontro che terremo a Milano il 27 marzo 2015, quando, nella libreria Il Mio Libro di Cristina Canio, presenteremo insieme la seconda edizione del libretto rosso. Lettura, questa di Luca, che dà corpo all’esigenza di ritrovare finalmente la vita, dopo trent’anni di assoluta – e saturnina – dedizione alle parole della poesia.

*Luca Vaglio è nato a Dervio, sul lago di Como, nel 1973, e vive a Milano. Ha pubblicato La memoria della felicità (Zona, 2008), Linfa elettrica (Gattili, 2012), il racconto In riva al Lario (Lite Editions, 2013) e Milano dalle finestre dei bar (Marco Saya Edizioni, 2014).

________________

10988469_384298528421184_8144085741280085410_o

L’io scrivente, che in poesia è sintesi di moltitudini, significati, memorie e itinerari complessi, attivandosi crea relazioni* con entità esterne, con realtà altre che hanno consistenza sia materiale, sia soggettiva. Tra queste tornano spesso il tu, lo spazio, il tempo. In “Avere trent’anni” Federica D’Amato, contemplando anche l’interazione con i luoghi e con un tu possibile, concentra l’attenzione sulla relazione tra il sé poetico, creativo, trasformatore, e il tempo, o la percezione dello stesso.

Nella sua breve ma illuminante nota di lettura D’Amato definisce l’opera come un poemetto “a tratti conscio di un ragionamento formale, a volte ubbidiente al solo infuriare della tragedia”. E per tutto il libro si avverte la tensione tra una razionalità lucida e l’apertura verso un mondo più esteso, verso dimensioni dell’essere dolorose e incontrollabili, sebbene proprio per questo ricche, fertili.

La doppia polarità vede da una parte i trent’anni, intesi come chiusura di un ciclo, come preziosa pietra saturnina da cui cercare di comprendere il tempo passato, e dall’altra l’infanzia, la sua complessità ineffabile, che sembra riportare a epoche lontane, a parole e conoscenze primordiali che nei millenni ci hanno permesso di essere quello che siamo. E così l’età adulta, la contingenza, il limite del presente diventano la ragione e anche la parte di sentimento attraverso cui fare propria per quanto possibile la forza dell’infanzia e delle visioni remote, delle sapienze segrete che per vie imperscrutabili riverberano nel mondo dei bambini. Ma leggiamo alcune poesie:

Nacqui bizantina in epoca televisiva

d’alto lignaggio in participio d’amore

creatura d’avanzo nell’affamato universo

di sete e bassezze carestia bestiale d’amore

presto divenni eresiarca monumentale

il fuggire delle speranze

i mendicanti tutti ai miei piedi,

costretta a diventare la solita rosa.

*

Forse oggi si cresce a caso

ma rinunciare alla forza è sacro

soprannaturale tacere sopportare

questo caso invernale di dolore

ogni strada un presagio d’addio

le cabale del tuo sorriso

abbacinante legno del radioso.

A trent’anni accade proprio questo:

le rocce fioriscono di memorie

e la Bitinia della tua infanzia cade

se arriva la dea a divinarti la fronte,

volpe che finalmente attraversi

la porta di avorio nel libro delle ore.

*

Papà tu sei contento del raccolto

sorridi così semplice

un bambino è più complicato

una bambina nemmeno a pensarci

tua figlia trent’anni di disperazione e

 

il mondo fischiava

la notte fischiava

il sole fischiava

la volpe se ne infischiava

 

se io nell’estremo incontro di ogni via

incontrai Chopin

dicevo addio addio Chopin

tu solo mi hai voluto bene

 

ma the school is over,

a vent’anni un verso di Carlos Williams

mi faceva piangere

è finita, tutto era finito:

dopo trent’anni devi solo imparare

a volerti bene.

E in questa parabola temporale non sorprende la coesistenza, quasi fossero isole della memoria o segni cardinali di una mappa spirituale, di riferimenti a William Carlos Williams, a “Stella variabile”, l’ultimo, quasi testamentario libro di Vittorio Sereni, a Frederic Chopin, all’oriente, a terre lontane dove popoli diversi si sono succeduti di guerra in guerra, e ancora la presenza di echi biblici e del cristianesimo delle origini.

In “Avere trent’anni” si sperimenta il naturale controllo del verso di D’Amato, che oscilla da una limpida precisione definitoria alla capacità di accogliere, con la stessa sicurezza formale, l’indicibile, ovvero di far echeggiare le profondità del tempo, e quello che le parole possono avvicinare del caos, dell’infinito, della porzione di vita che sta oltre le cose e i significati.

* cfr. Vincenzo Frungillo su Nazione Indiana – “Considerazioni circa una poetica della relazione”, 11 dicembre 2014 http://www.nazioneindiana.com/2014/12/11/considerazioni-circa-una-poetica-della-relazione/ .

 

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

0 pensieri riguardo “Trent’anni di Saturno – “Avere trent’anni” letto da Luca Vaglio”

Lascia un commento