«Mi fanno poco male» – una poesia di Luca Vaglio

milano

 

 

 

 

 

 

 

 

Con il sole torna l’esigenza di un quadro pulito, spaccato dalla luce che dimentica «l’amore sprecato e quello mancato». Terso elementare che cura nella poesia di Luca Vaglio, la sua Milano dalle finestre dei bar (Marco Saya Edizioni, 2013).

[…]

e, come mi succede quando sto da solo

guardando gli altri, penso a me

alla vita passata e a quella possibile

a quello che avrebbe potuto

e a quello che non è stato

e mi accorgo che tutte queste cose,

incluso l’amore sprecato e quello mancato,

mi fanno poco male

e avverto una misura di felicità

anche se fatico a darmene una ragione

a dire se si tratti di una resa

o se sia invece un segno preciso

un fatto concreto di trascendenza

ma poi decido che in fondo è lo stesso

– lo stato di leggerezza persiste,

si fa più forte – che le due ipotesi

sono l’ombra e la luce un’unica sostanza

dell’essenza del vero e della casa dodicesima

del simbolo dei Pesci e della dissolvenza

della fine che tiene dentro il germe

primordiale del principio che sarà

soltanto se il sé si riconosce

e poi ammette di essere diverso da sé

se ha ancora il coraggio di perdersi

di scivolare nell’infinito

*

Il genio segreto delle relazioni

come un sesto senso della comunanza

quando si perde il conto degli anni

trascende in un’eco di spazi terminali

affondati dentro epoche lontane

millenni e millenni di vita spesa

a vedersi, a riempire case e strade

quasi che, stretti nel tempo che rimane,

sia possibile esistere soltanto

sulla scena di un saluto, di un addio

*

[…]

sono quasi felice

ma non sono sicuro

se questa liberazione dagli altri

questa vita mercuriale

è tutto quello che devo fare

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