Se sono madri (con una poesia di Paul Celan)

Mentre tu giri il mondo, e chissà quali meraviglie guardi e tocchi per essere semplicemente una viva creatura dell’estate, io qui sono il perno di quel girare, a volte abbassando il capo per piangere il troppo bene del pensarti. Mi rendo conto che quello che ho scritto fin qui è tutto un lungo tenerti, il modo ancora innocente e forse immaturo di gonfiarti come una vela, indocile spinta delle parole verso la figura di una idea, di me e di te che non si avvera. Nella mia solitudine sto male, e bene come accade a tutti i bambini sul punto di diventare grandi, e che tu non ci sia è la più forte prova dell’amore che mi dai; ma ci sono giorni in cui vorrei parlarti, non di me, o di noi, o di quello che dovremmo diventare, ma delle canzoni senza parole che si cantano tra loro le cose segrete, tutte le cose che non succederanno mai. Ma io sono una sciocca, perché è solo non potendo accordarsi che certe armonie continuano a sostenere vite, a unirle e a separarle e, se sono madri, forse a salvarle.

*

SOFFIATA-QUI con il saluto

dell’avena delle dune, tutta sventagliata,

io non ci sarò,

quando tu fai la ruota del rendere felice, sotto il cielo,

la ruota verso il cielo,

che io da impensabile lontananza

afferro ai mozzi, io

un solitario, che scrive.

 

Paul Celan, 2 maggio 1966 (traduzione di Michele Ranchetti)

 

Lascia un commento