Vigilia

Vigilia (inedito)

 

Dopo le foglie

la meridiana ha toccato il ventuno

per risalire da dicembre la forma

che avrà il roseto

quando nell’equinozio il seme

sarà scolpito dal vento.

 

È buio e i tramonti

durano un giro di ricordi

lì dove mio padre accendeva il fuoco

e mia madre accarezzava Maria

piangente tra il muschio e suo figlio,

sua maestà l’innocente

sua maestà intagliato dal niente

 

lì dove i capelli di una ciocca

erano sciolti dalla neve

quando pensarli

era più che toccarli

quando pregarli di tornare

era l’unico modo di dimenticarli.

 

Ora, tra la vigilia e l’addio,

resta solo questo sperare arreso

oltre se stesso, con gli occhi grandi

d’acqua dolce e i pesci:

i ricordi.

 

O almeno coloro che in essi

mi aspetteranno

non fermi ma eterni,

non giovani ma angeli

contro il gelo dei vetri

disegnati dal sorriso

del nostro amore.

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