Poesia, cronaca di una morte scongiurata – Intervista sul mensile Vario

Sul n. 90 della storica rivista Vario, diretta dall’editore e fotografo Claudio Carella, bel confronto tra me e Vito Moretti, poeta e professore si Letteratura italiana presso l’Università d’Annunzio, sul tema della poesia, proficuo confronto tra generazioni ideato e realizzato dal poeta Marco Tabellione, che ringrazio sentitamente per aver dato respiro a coloro la cui voce attende solo di essere chiamata, ascoltata, compresa. 

le interviste possono essere consultate a pagina 34 in questo link...

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O qui di seguito può essere letta per intero la mia:

Qual è secondo te il rapporto tra la società contemporanea e la poesia?

  1. Un rapporto complesso, come complessi (e in relazione continua) risultano essere ormai tutti i sistemi conseguenti l’accadere del contemporaneo. Ma non andrei a scomodare filosofia o sociologia, mi basta constatare il paradosso in cui oggi la poesia è implicata: essa è allo stesso tempo sovraesposta – festival letterari, social network, blog, reading, gran quantità di pubblicazioni, etc -, e intimamente silenziosa, ritirata in un luogo inconoscibile, in esilio necessario laddove nessuno può violarla. E dov’è questo luogo? Sotto gli occhi di tutti, naturalmente: si tratta della realtà, della natura, del peso e del ritmo dei giorni sulla nostra pelle e nei nostri occhi. Con questo voglio dire che il rapporto tra la società contemporanea e la poesia è lo stesso da sempre: un’alterità che prepara, anticipa e consegue, significa tutto il reale. Al di là dei falsi problemi, dovremmo piuttosto occuparci di porci in ascolto e non confondere la nostra limitatezza con i limiti di quella stessa alterità.
  1. Come sei approdata alla poesia?

    Leggendola, imparandola a memoria, ascoltandone, nella mia voce, la voce. E poi tentandola, sempre dubbiosa del suo “essere” o meno poesia.

  1. Qual è secondo te oggi la funzione della poesia?

    Non sono sicura che la poesia abbia una funzione o un ruolo. Di certo ha un respiro: quando mi capita di leggere alcuni poeti e accordare il loro respiro al mio, be’, ne scaturisce la sensazione concreta di respirare meglio, di trarre da tale esperienza una assoluta libertà. Libertà spirituale, libertà amorosa, libertà del pensiero… libertà di poter essere ancora nuovi, a dispetto del tempo.

  1. Come consideri la situazione culturale in Abruzzo?

    Tremenda. Ma lo affermo senza giudizio o atteggiamento moralistico. I tempi che ospitano il nostro operato umano sono in caotico e progressivo stravolgimento, la fanfara della storia esige sterilità, e noi sterilmente rispondiamo. L’Abruzzo non fa eccezione, piuttosto dovremmo dirci fortunati d’avere un contatto ancora così prossimo e facilitato con la natura. Sta tutto lì, soprattutto la cultura.

  1. Che rapporto hai con il mercato editoriale? Che cosa pensi in generale di come il mercato tratta l’arte letteraria?

    Ho lavorato nel mondo dell’editoria fino allo scorso anno; sebbene io sia considerata una “pivella” del mestiere data la mia giovane età (e in Italia ormai si è giovani fino ai 50 anni…), ci sto dentro praticamente da sempre, sia come autrice che come vera e propria figura professionale. L’impressione che ne ho tratto è quella che mi ha portato ad abbandonare il campo, a smettere di lottare contro i mulini a vento, tanto che attualmente sono anche indecisa sul destino editoriale dei miei scritti. Quest’anno sarò in libreria con ben quattro opere, nel 2017 usciranno le nuove poesie, ma sono libri figli di accordi e contratti presi quando ancora “credevo nel sistema”… Ad oggi me ne pento. Il fatto è che abbiamo bisogno di silenzio, o di parole gentili, e poche, ben scelte, riflettute, amate. E amare è l’impresa più ardua da compiere nell’esistenza. Lei parla di “arte letteraria”, è un’espressione bellissima e nostalgica, una realtà che in Italia non è più tutelata, almeno nelle intenzioni dei grandi mercati, e forse nemmeno più in quelle dei piccoli editori ed operatori del settore; una realtà che non esiste più come sistema, ma sicuramente operosa e vibrante in quella di pochi, e virtuosi, singoli.

  1. Quali sono le tue predilezioni tra gli autori contemporanei?

    Molte, ultimamente si sono diversificate, anche in direzione della poesia contemporanea, da me non sempre ben accolta o compresa. Per indole, continuo a leggere e a trarre vita dai classici antichi e moderni – Lucrezio, Catullo, Dante, Tasso, Leopardi, Gozzano, Montale, Luzi, Pavese, Sereni, Rosselli e altri -, ma il mio orizzonte da anni si è aperto anche ai viventi, come De Angelis, Rondoni, Paris, Rosato, Gualtieri, Trucillo, Damiani, Fiori, per quanto riguarda l’Italia. Senza dimenticare i miei coetanei: ce ne sono di intensi e toccanti, da leggere per dialogare e comprendere in modo diretto me stessa. Poi, un secondo cuore, batte per gli americani, ma questa è una storia segreta.

  1. Cosa secondo te caratterizza maggiormente la tua poesia?

    Non saprei rispondere, soprattutto ora che la Musa tace ed io, silenziosamente, mi limito a pensarla, nella languorosa e felice incertezza che ella possa anche non tornare mai più. D’altronde, viviamo e diventiamo noi stessi grazie agli addii. E anche questo addio sarebbe un bel pezzo di poesia.

Federica D’Amato

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