Ballata delle benedizioni (inedito)

Ballata delle benedizioni (inedito)

Sia benedetta la silenziosa eloquenza dei gesti

tra la resina d’oro e la pietra d’onice

dei nostri anulari, atlantide sommersa della prima volta.

Siano benedette le spine, i cardi, l’erba selvaggia

delle americhe lungo le strade dei nostri vent’anni

che non si lasceranno camminare mai più.

I docili amici del dio, la domenica,

gli alberi piantati lungo i corsi d’acqua,

le beatitudini dopo pranzo

dell’operaio stanco, nel sole,

tutti i luoghi traditi dalle nostre promesse.

L’amore umido, feriale, cantando all’orecchio

il lontano messaggio delle isole,

coloro che attingono olio dalla conca del cuore

e la luce di giugno che apre sui rami le stagioni.

I cuori amanti degli amati,

le guance ardenti dei dimenticati.

Gli angeli che ci parlano scrivendo sui finestrini

dei tram le lettere dei trapassati e più in là,

oltre il vedere, gli occhi dei ciechi

che ci guidano, siano benedetti anche

quelli che imparano a guarire da loro stessi.

Il poeta quando cade in ginocchio

per tutti piangendo ai piedi della quercia

nel tempo della fine

quando il tempo è la sola cosa che ci appartiene.

Le stelle dentro alle toppe dei poveri

e le anime che fioriscono di piume,

i re bambini, le loro corolle di bucaneve

e le discese infilate dentro al grido

del ragazzo che per la prima volta cresce

essendo benedetti tutti coloro che senza

saperlo una volta si sono lavati nella neve.

Siano per sempre benedette le esplosioni delle comete

senza dolore e le mani sottili dei colpevoli,

i solitari che nella sera piangono il gelo

dei deserti nel chiarore del miraggio:

fontana che non si accenderà mai più.

 

Il signore grande Inverno

davanti ai camini dei vecchi

sia benedetto tra le righe dei faggi,

lì in fondo al bosco quando qualcuno

in un letto del cosmo si stringe al suo amore

perché benedetto dev’essere dai nostri

vestiti anche il freddo.

Sia l’acero benedetto, quando muore

e la sua ultima foglia in Canada cadendo

fa arrivare la neve in ogni suo fiocco

in ogni suo piccolo muso a forma di stella.

E le ore senza eroe

gli eroi senza vittorie

le regine senza re

i re che rinunciano

alle altezze dei troni.

 

Siano infine benedette

senza fine le lune,

le rimebelle delle donne

i mandorli, i ricordi e le montagne

quando resteranno

finalmente

sole.

Senza di noi.

 

Lascia un commento